Le Università Italiane ci prendono in giro?
Frequento il secondo anno della Laurea Specialistica in Scienze Economiche, sesto di università, e in questi anni ho studiato un semestre in Danimarca e uno negli USA. In questi due periodi non ho fatto altro che notare l’abisso culturale e strutturale tra i sistemi universitari esteri e quello italiano. Sebbene comunque tra la Danimarca e l’Italia le differenze non fossero così evidenti, con gli Stati Uniti il solo tentativo di fare un paragone è stato stroncato sul nascere, a partire da una didattica stellare.
Ma l’aspetto da analizzare con attenzione è il post università: noi cosa rappresentiamo per l’Ateneo in cui studiamo? Siamo degli studenti fino a quando studiamo e paghiamo le tasse, e poi? Ho paura che una volta laureato l’Università si dimentichi di me, ignori il mio futuro. Qualche tempo fa durante un incontro tra studenti e docenti sul post laurea uno di loro ha chiesto a noi quali lavori pensavamo di poter svolgere con la Laurea Specialistica. Dopo aver raccontato un po’ di brutti esempi di ragazzi finiti a contare gli scatoloni dei magazzini di grandi aziende per l’inventario di fine anno lui ha risposto: "Perchè cosa pensavate di fare?". Le sue parole però erano tipiche di qualcuno che voleva informazioni invece di darne, di un docente lontano anni luce dal mondo esterno. In quell’incontro i docenti hanno dimostrato di non avere la minima conoscenza non solo del mondo del lavoro, ma anche di quello universitario generale. In 2 ore non si sono trovati d’accordo tra loro su quali potessero essere i migliori Master e Dottorati di ricerca in Europa e nel Mondo. Qualcuno addirittura non aveva idea di come si svolgesse il dottorato del suo dipartimento.
Oggi, parlando con il mio dentista mentre ero sotto i ferri, lui mi ha raccontato di come i docenti universitari (del suo Ateneo) si comportino come baroni e di cosa ha visto fare per entrare nelle grazie di questi.
Ormai la retta del Master è considerata un modo per far vedere al prof. che ci sei e che gli sei riconoscente. Le eccezioni sono gli MBA alla Bocconi da 20-30.000€ che danno in cambio un posto di lavoro (pagato caro).
A questo si contrappongono quei pochi docenti che mi(ci) seguono e che danno consigli, uno su tutti l’andare all’estero. La vera motivazione non è solo la presenza di fondi, ma il fatto di essere considerato una RISORSA e non un semplice CONTRIBUENTE.
Ancora, nell’Università Americana che ho frequentato i laureati con Master (4+2 di studio) vengono "accompagnati" nel mondo del lavoro con tanto di (alto) stipendio di base garantito. Io invece a dicembre mi laureo; il count-down è iniziato, poi?













1jesus
wrote on 28 March 2007 at 14:49
scatoloni??
2jesus
wrote on 28 March 2007 at 14:53
Io propongo di fondare un’associazione che promuova la cultura del lavoro e del lavoratore inteso come fonte di idee che possono far crescere e innovare un’organizzazione!!
LA FLESSIBILITA’ all’italiana sta diventanto la cultura del lavoro in EMERGENZA…:-(
3Bisio
wrote on 28 March 2007 at 18:13
Sul trovare lavoro siamo d’accordo. Sulla didattica dipende: io ero nella 18esima miglior università degli stati uniti dieci posizioni sopra la UT e posso assicurare che il livello dei corsi che ho seguito ( economia internazionale e econometria) era incredibilmente basso e l’organizzazione tanto rigida q
4Bisio
wrote on 28 March 2007 at 18:18
Sul trovare lavoro siamo d’accordo. Sulla didattica dipende: io ero nella 18esima miglior università degli stati uniti dieci posizioni sopra la UT e posso assicurare che il livello dei corsi che ho seguito ( economia internazionale e econometria) era incredibilmente basso e l’organizzazione tanto rigida quanto inutile.
Se poi parliamo del fatto che le uni italiane non cacano di striscio i propri studenti mentre qulle americane ti accompagnano al lavoro e oltre ti ricordo che devi tenere a mente 2 cose:
1) la differenza tra quanto si paga da noi e quanto si paga da loro
2)Il fatto che gli ex studenti(alumni) pagano cifre considerevoli in donazioni tutti gli anni alla loro ex università e quindi essendo l’uni una struttura privata, questa ha tutto l’interesse a trattare bene studenti che anche in futuro pagheranno e no solo mentre studiano.
Io rispetto il conetto di value for money degli americani ma solo questo è: ovvero il supporto nel trovare lavoro e nell’accompagnare gli studenti nel post laurea è fatto solo ed esclusivamente perchè le uni hanno un rilevantissimo tornaconto personale da trarne. In italia invece sono pubbliche, non esiste la cultura della donazione e quindi le uni se ne sbattono. Lineare no?
Infatti se pensi qual’è l’unica uni che ti trova davvero lavoro e ben pagato qual’è(la BOcconi) ti renderai conto che la differenza non c’è. Se pagassimo prima almeno il triplo e dopo (ancora di più) ci seguirebbbero mentre a gratis nessuno fa niente,…
5Alessio
wrote on 28 March 2007 at 19:24
Se doveste essere a corto di lavoro post laurea, nessun problema, tutti quanti a potare gli ulivi (se non lo sapete fare vi insegna nonno Oreste) ……e quando è finito quello tutti a zappare le barbabietole……….Sempre meglio degli scatoloni, almeno si sta all’aria aperta!!
6flyfra
wrote on 28 March 2007 at 20:08
devi vedere il ranking dei dipartimenti.. e la emory è piuttosto giù per economia.
7mikecas
wrote on 28 March 2007 at 21:28
mi erano venute in mente, inizialmente, un mucchio di battute piu’ o meno umoristiche….
poi mi sono reso conto che non sarebbero state adatte come risposta ad un post tutto sommato serio….
Come risposta seria posso dire che, piu’ che le universita’, la responsabilita’ della situazione lamentata l’ha la struttura industriale italiana.
E’ troppo complicato da spiegare in due parole, ma e’ stato scritto tanto, anche da me, scritti che possono essere trovati sul mio sito web, recuperabile dal blog che ho linkato.
Non voglio farmi pubblicita’, per questo non metto un link esplicito… e’ solo che il problema mi interessa molto, anche se ormai, data l’eta’, non e’ piu’ un mio problema diretto….
Pero’ credo sia importante che se ne discuta, ne va del futuro del nostro paese….
8flyfra
wrote on 29 March 2007 at 12:24
mah, credo che l’umorismo ormai sia rimasta l’unica grande risorsa del paese. Tutto ciò che è interessante puoi linkarlo, inserisco il tuo link tra i miei
9keito
wrote on 29 March 2007 at 13:31
Anch’io sono stato a contatto (non sempre diretto) con alcune universita’
italiane e straniere ed e’ oggettivo che la scuola straniera sia maggiormente orientata al lavoro (visto il loro pragmatismo, Stati Uniti e Cina sono in testa) mentre quella italiana ha una concezione piu’ accademica e quindi fine a se stessa.
Ideologiacamente e’ bello vedere una scuola che si svuluppa senza “interessi”, ma e’ anche triste prendere atto che dopo anni di universita’ non si sappia fare nulla “di utile” nel mondo del lavoro (mi e’ capitato di sperimentarlo sulla mia pelle, con i miei “dipendenti” italiani, parlando con dei dirigenti di famose multinazionali, con dei ricercatori universitari etc). Alla fine le universita’ si articolano su gli interessi di alcuni docenti/dipartimenti “forti” (molte delle tesi/ricerche del Politecnico di Milano -parlo per esperienza- fanno parte di grandi lavori portati avanti da questo quel docente).
Credo che il problema sia davvero di fondo. Possiamo creare tutti i sindacati che volete, fare le lotte sociali etc ma c’e’ un problama strutturale neanche tanto difficile da individuare.
Approposito di universita’: vi siete mai chiesti come mai in Germania/Irlanda/Scozia/etc TUTTI gli studenti lavorano (anche full time) e noi non abbiamo che il tempo per qualche lavoretto? Non date il merito al tasso di occupazione perche’ sto parlando della Germania EST, dei paesini di 1000 abitanti dell’irlanda etc… la causa si chiama sistema scolastico.
Quando alle superiori i miei prof hanno saputo che facevo il cameriere durante i w.e. hanno fatto una crociata (persa) per riportarmi sulla “retta via” dello studio e della diligenza… che imbecilli!
(scusate la lunghezza del commento ma non sono riuscito a sintetizzare + di tanto)